Il nuovo rapporto EU-OSHA spiega perché la prevenzione dei rischi psicosociali deve tenere conto della diversità delle persone e dei contesti di lavoro.

Quando si parla di salute e sicurezza sul lavoro, si tende spesso a immaginare regole valide per tutti.
Ma è davvero così?

Un giovane neoassunto, una lavoratrice madre, un dipendente over 60 o una persona con disabilità vivono il lavoro nello stesso modo?

Secondo il nuovo rapporto dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), la risposta è no.

La diversità della forza lavoro influenza l’esposizione ai rischi psicosociali e richiede un approccio alla prevenzione capace di considerare le differenti esigenze delle persone.

Il rapporto, pubblicato da EU-OSHA e presentato anche sul portale INAIL, offre una riflessione importante per tutte le organizzazioni che vogliono costruire ambienti di lavoro realmente sani, inclusivi e sostenibili.

I rischi psicosociali non colpiscono tutti allo stesso modo

Lo stress lavoro-correlato, il burnout, le molestie, il senso di isolamento o l’eccessivo carico emotivo non dipendono soltanto dall’organizzazione del lavoro.

Anche caratteristiche come età, genere, disabilità, provenienza culturale o situazione socioeconomica possono influenzare il modo in cui una persona vive il proprio ambiente lavorativo.

Il rapporto evidenzia come alcune categorie di lavoratori risultino maggiormente esposte a questi rischi, non per caratteristiche individuali, ma perché più frequentemente soggette a condizioni di lavoro sfavorevoli, discriminazioni o difficoltà organizzative.

Le situazioni che meritano maggiore attenzione

L’analisi prende in considerazione diversi gruppi di lavoratori che possono presentare una maggiore vulnerabilità.

Tra questi:

  • lavoratrici esposte a discriminazioni di genere o molestie;
  • giovani lavoratori con contratti precari o scarsa esperienza;
  • lavoratori over 55 che affrontano cambiamenti organizzativi e aggiornamenti professionali;
  • persone con disabilità o patologie croniche;
  • lavoratori migranti, spesso inseriti in contesti più esposti a precarietà e isolamento;
  • persone appartenenti alla comunità LGBTIQ che possono vivere episodi di discriminazione o esclusione.

Il messaggio del rapporto è chiaro: la prevenzione deve partire dalla conoscenza delle diverse realtà presenti all’interno dell’organizzazione.
Questo significa anche affrontare temi spesso sottovalutati, come la prevenzione della violenza e delle molestie sul lavoro, che rappresentano oggi un elemento fondamentale della cultura organizzativa. Abbiamo approfondito questo argomento in un approfondimento dedicato, evidenziando come la prevenzione non possa limitarsi alla conformità normativa, ma debba diventare parte integrante della gestione aziendale.

Il valore dell’intersezionalità

Uno degli aspetti più innovativi del rapporto riguarda il concetto di intersezionalità.
In pratica, una persona può appartenere contemporaneamente a più categorie considerate vulnerabili.
Ad esempio una giovane lavoratrice migrante, oppure una persona con disabilità appartenente a una minoranza etnica.

Quando queste condizioni si sovrappongono, anche il rischio psicosociale può aumentare.

Per questo motivo le aziende sono chiamate ad andare oltre una valutazione “standard” del rischio, osservando con maggiore attenzione il proprio contesto organizzativo.

La prevenzione parte dall’organizzazione

Secondo EU-OSHA, affrontare questi temi non significa creare percorsi diversi per ogni categoria di lavoratori.

Significa progettare organizzazioni capaci di riconoscere le differenze e di trasformarle in un elemento da considerare nella gestione della salute e sicurezza.

Tra gli strumenti suggeriti troviamo:

  • valutazione dei rischi psicosociali;
  • analisi del clima organizzativo;
  • ascolto delle persone;
  • formazione di manager e preposti;
  • politiche di inclusione realmente applicabili;
  • monitoraggio continuo del benessere organizzativo.

La diversità, quindi, non rappresenta un tema separato dalla sicurezza sul lavoro, ma un elemento che contribuisce a renderla più efficace. E proprio per questo la formazione non dovrebbe essere considerata un semplice adempimento, ma un percorso capace di accompagnare l’evoluzione dell’organizzazione nel tempo. Ne abbiamo parlato anche nell’approfondimento “La formazione è un percorso di crescita”, in cui raccontiamo come integrare formazione, benessere organizzativo e sviluppo delle competenze.

Un’opportunità anche per le imprese

Per molte aziende parlare di rischi psicosociali significa ancora limitarsi alla valutazione dello stress lavoro-correlato.

In realtà il contesto organizzativo è molto più complesso.

Ascoltare le persone, comprendere come vivono il lavoro e individuare eventuali criticità permette non solo di prevenire situazioni di disagio, ma anche di migliorare il clima aziendale, favorire la collaborazione e rafforzare il senso di appartenenza.

In questo senso, la prevenzione diventa uno strumento di crescita organizzativa, non soltanto un adempimento normativo.

Ogni organizzazione è fatta di persone diverse.

Ed è proprio questa diversità a renderla più ricca, ma anche più complessa da gestire.

Il rapporto EU-OSHA ci ricorda che costruire ambienti di lavoro sani significa superare l’idea che esista una soluzione uguale per tutti.

La prevenzione più efficace nasce dall’ascolto, dalla conoscenza delle persone e dalla capacità di progettare organizzazioni realmente inclusive.

È da qui che si costruiscono benessere organizzativo, sicurezza e crescita.

In GIP Studio accompagniamo le imprese nella valutazione dei rischi psicosociali, nell’analisi del clima organizzativo e nella progettazione di percorsi formativi capaci di trasformare la prevenzione in un’opportunità di crescita.

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Fonti: Il presente articolo prende spunto dal rapporto “Workforce diversity and psychosocial risks: towards healthier and more inclusive workplaces” pubblicato dall’EU-OSHA (European Agency for Safety and Health at Work) e presentato sul portale INAIL.