La novità normativa non è più nuova. Ma per molte imprese il lavoro da fare comincia adesso. Dal 31 dicembre 2025 la valutazione del rischio di violenza e molestie è entrata tra le misure generali di tutela previste dal D.Lgs. 81/2008. Ecco cosa significa, oggi, nella pratica.

Per molte aziende il Documento di Valutazione dei Rischi viene aggiornato quando cambia un macchinario, un processo produttivo o l’organizzazione del lavoro.
Oggi esiste però un altro elemento che non può più essere ignorato.

La valutazione del rischio di violenza e molestie sul lavoro.
Con la Legge 198/2025, questo tema è entrato ufficialmente tra le misure generali di tutela previste dall’articolo 15 del D.Lgs. 81/2008.

Successivamente la Circolare INL n. 1/2026 ha chiarito come affrontare questo nuovo obbligo.

Per le imprese significa una cosa molto concreta:

il DVR non può più limitarsi a valutare i rischi tradizionali.

Deve considerare anche quelli che nascono dalle relazioni, dall’organizzazione e dal clima aziendale.

1.    Non è un nuovo documento.

È un nuovo modo di valutare il rischio.

Questo è importantissimo.

Molti penseranno “devo fare un altro DVR?”
No. Va spiegato.

2.    Perché il consulente da solo non basta

La valutazione di questo rischio presenta una caratteristica particolare.

Non può essere costruita esclusivamente attraverso sopralluoghi, procedure o documentazione.

Serve conoscere come le persone vivono realmente il proprio ambiente di lavoro.

Serve ascoltare chi lavora in azienda.

È proprio questa la grande differenza rispetto ad altri rischi presenti nel DVR.

3.    L’importanza dell’assessment

Per raccogliere queste informazioni in modo oggettivo e documentabile, oggi esistono strumenti di assessment che consentono ai lavoratori di esprimere la propria percezione in forma anonima.

I risultati vengono elaborati in un rapporto strutturato che può essere allegato al DVR e utilizzato come base per la valutazione del rischio.

Tra gli elementi analizzati troviamo, ad esempio:

  • percezione del clima organizzativo;
  • episodi di discriminazione o molestie;
  • qualità delle relazioni;
  • eventuali situazioni critiche (red flag);
  • aree prioritarie di intervento.

4.    Dalla diagnosi alla formazione

Valutare il rischio rappresenta solo il primo passo.

Per prevenire realmente episodi di violenza e molestie è necessario intervenire anche sulla cultura organizzativa, sulla leadership e sulla capacità delle persone di riconoscere situazioni a rischio. Abbiamo approfondito questi aspetti nell’articolo “Prevenzione della violenza e delle molestie sul lavoro nelle imprese, dedicato proprio alla costruzione di ambienti di lavoro più sicuri e rispettosi.

Una valutazione del rischio, da sola, non migliora l’organizzazione.

Indica dove intervenire.

Per questo motivo è fondamentale affiancare all’assessment un percorso di formazione coerente con le criticità emerse.

Formazione che può riguardare:

  • riconoscimento di violenza e molestie;
  • gestione delle segnalazioni;
  • ruolo di dirigenti e preposti;
  • cultura del rispetto;
  • prevenzione dei rischi psicosociali.

La valutazione e la formazione diventano così parti dello stesso percorso.
Per questo motivo, in GIP Studio consideriamo la formazione non come un semplice adempimento, ma come uno strumento di evoluzione organizzativa. Ne parliamo anche nell’articolo “La formazione è un percorso di crescita”, dove spieghiamo perché ogni intervento formativo dovrebbe nascere dai bisogni reali dell’impresa e delle persone che la vivono.

5.    Un’opportunità per migliorare il benessere organizzativo

Nei mesi scorsi abbiamo approfondito il tema dei rischi psicosociali partendo dal nuovo rapporto EU-OSHA.

L’introduzione di questo obbligo normativo conferma una direzione ormai chiara.

La salute e sicurezza non riguarda soltanto macchine, impianti o procedure.

Riguarda anche il modo in cui le persone vivono il lavoro.

La valutazione del rischio di violenza e molestie non rappresenta semplicemente un nuovo adempimento.

Può diventare un’occasione per comprendere meglio il proprio clima organizzativo, individuare criticità spesso invisibili e costruire percorsi di miglioramento realmente efficaci.

Perché la prevenzione più efficace nasce sempre dalla conoscenza delle persone.

In GIP Studio accompagniamo le imprese nella valutazione dei rischi psicosociali attraverso strumenti di assessment dedicati e percorsi formativi costruiti sui risultati emersi.

L’obiettivo non è soltanto aggiornare il DVR.

È aiutare le organizzazioni a trasformare un obbligo normativo in un’opportunità concreta di crescita.

Aggiornare il DVR è un obbligo. Trasformare questa attività in un’opportunità di crescita organizzativa è una scelta.
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